Anteprima: intervista con l’autore Ivano Ceribelli
Un romanzo muove sempre qualcosa dentro di noi, per cui incontrare l’autore che l’ha congegnato diventa un’emozione al quadrato. Grazie alla viva conversazione, entriamo infatti nelle pieghe di storie meno impossibili di quanto non si possa pensare. Accadrà anche in questo caso, durante la Summer School, in cui inseriamo la narrativa come dispositivo di cura, forse addirittura terapeutico per le nostre segrete vulnerabilità. Termineremo, infatti, la nostra intensa giornata di training del 28 agosto 2026 con una conversazione con Ivano Ceribelli. Saremo catapultati in una dimensione immateriale. L’autore, in parte bergamasco, in parte ligure per scelte di vita a capitoli alterni, era già stato ospite al Festival degli autori emergenti di Treviolo nel Febbraio 2023 per presentare il romanzo breve dal titolo ‘Il vento e lo sguardo’, (edizioni Audax, 2022). Ceribelli, fin da giovanissimo affascinato dal volo, è pilota di areoplani da turismo. Verso il termine dei suoi impegni di lavoro, comincia a scrivere e a pubblicare storie che attinge da vicende realmente vissute.
Ci racconta:
- L’ultimo volo” e “Telos”, il primo racconto in forma palese, il secondo in forma più intima, mostrano un evidente legame autobiografico con la “relazione materna” (o degli ante-nati). Ancora di più esprimono un legame funzionale verso ciò che definirei lo “stato delle cose” di ciò che viene raccontato attraverso la scrittura. La “scrittura” è uno tra i molti strumenti che appartengono al “linguaggio” e che, in qualche modo, ci permettono di comunicare (mettere in comune), di relazionarci (mettere in relazione), di esprimere qualcosa (portare fuori). Pur essendo qualcosa di estremamente complesso, sfaccettato e potente non meno che affascinante, resta comunque uno strumento, una modalità espressiva, attraverso la quale cercare di fare corrispondere quello che scriviamo con quello che sentiamo. Ma la scrittura è fatta di “parole” che vengono scritte o lette. E, forse, qui qualcosa di più sostanziale sembra potersi manifestare.
(Domanda) – Con i suoi libri facciamo riaffiorare la voce degli antenati: per una biblioteca che si occupa di fonti, è uno stratagemma letterario coerente. Che cosa ne pensa?
- Le biblioteche sono mondi poliedrici. Sono anche i mondi degli antenati, di tutti i nati-prima o, meglio, arrivati-prima, che hanno lasciato indelebili tracce di sé attraverso lo strumento della scrittura:loro o di altri che di loro narrano, riportano, ricordano “ri-cordano Qui avviene non solo attraverso l’essere nominati, ma l’essere ascoltati. La scrittura riporta nell’intimo della sua essenza verso una memoria che sopravvive ai suoi vecchi significati attraverso i nuovi colori che le parole sanno comunicare quando diventano lettura, voce, racconto, sintonia riflessiv. Le biblioteche non devono essere solo grandi scaffalature di libri catalogati e forse neppure soltanto antologie dalle variegate colorazioni, ma “campi” dove il passato si ripresenta infuturandosi (usando una splendida espressione husserliana).
(Domanda) – Si è specializzato in studi filosofici. Quale orientamento di pensiero hai scelto per fondare la tua scrittura?
- Rispondo recuperando alcune righe del mio libro “Telos. La direzione degli e-venti”. Forse “avere una storia da raccontare” è qualcosa che appartiene a tutte le umane esistenze; immagino che anche “saper raccontare” possa fare parte delle possibilità che il linguaggio offre a tutti coloro che ne riconoscono il valore non meno che il fascino. Ma solo la “presenza di qualcuno che ascolta” ne dà il senso. La granitica, cartesiana affermazione che “deriva l’esistenza dal pensiero” sembra mostrare qualche cedimento: un passaggio sottile e un volo-viaggio possono portare verso una destinazione, un atterraggio, un ritorno alla “terra” che dal “io sono” vira verso il “tu sei” per ritrovarsi/rinnovarsi in un “noi siamo”. (Pagg. 192-193 -rif. Filosofia del dialogo di Guido Calogero)
(Domanda) – Il big bang delle sue storie da dove esplode? Da biografie o da urgenze personali?
- L’intimo aneddoto o le motivazioni per cui scrivo riguardano non tanto una necessità, un bisogno, un’urgenza, un’inaspettata casualità, ma un’intima tensione interiore: l’eco di una voce lontana e certamente non mia, mi sembra mi chieda di divulgare una storia, di dare senso a un evento, di dare vita a un ricordo. Questo attraverso una reinterpretazione, una nuova improvvisa ermeneutica, dove, nel farsi nuovamente presente/presenza, un evento o una concatenazione di eventi del passato, veri e legati alla nostra storia, al nostro (modo di) abitare il mondo, possa manifestarne il senso, la sua luce, una gioia intima e/o condivisa.
(Domanda) – A questo punto sorge un dubbio: si hanno precognizioni quando si immagina una storia e si cerca di renderla credibile?
- Ho sempre scritto storie vere. Siano esse pubblicate in libri o inviate come racconto a un amico. Non ho mai scritto storie immaginarie, forse perché ho iniziato a scrivere in età matura. A volte mi è successo di giocare verbalmente, divertendomi con le parole, trasformandole in giocattoli. Dal lato opposto amo le assenze, le risonanze pascoliane delle cose che sono passate ma che restano più vere che mai. Qui, sorprendentemente si possono manifestare le luci delle precognizioni, trasformando gli aspetti intuitivi in anticipazioni di stati ed eventi veri che hanno avuto luogo nel passato: spesso mi è successo durante le mie lunghe notti di scrittura o anche dopo alcune sedute di ipnosi regressiva.
(Domanda): Sceglie di fare uso dell’intelligenza artificiale per scrivere?
- No, mai. “Intelligenza artificiale” lo considero un ossimoro.
Al termine della presentazione del 28 agosto, che sarà aperta al pubblico, ci sarà una sorpresa grafico-letteraria: Ceribelli donerà a tutti una cartolina già affrancata, che riguarda i suoi libri. Si tratta di un’azione di marketing per rilanciare i temi dei due libri, ma in realtà è qualcosa di più: oggi non si usa spedire cartoline, eppure quelle rare che riceviamo, non ci sorprendono? Abbiamo ancora bisogno di belle parole a sorpresa, tutta la vita.
Intervista a cura di Viviana Vitari, ‘Lanfranco’ Biblioteca di Treviolo.
