Anteprima: un’intervista a Federica RE
Le biblioteche possono svolgere un importante ruolo per favorire e organizzare percorsi non formali di educazione. L’Unione Europea considera l’educazione degli adulti (l’acronimo utilizzato è EDA) un pilastro fondamentale per il futuro del continente. La volontà è quella di mettere almeno il 60% degli adulti nelle condizioni di partecipare ad attività formative ogni anno. I capisaldi della strategia europea includono la riqualificazione delle proprie competenze (upskilling), l’impegno a colmare il divario digitale, linguistico e di base in genere, l’accesso a varie qualifiche professionali. Fra le parole d’ordine c’è ‘inclusione sociale’, cioè il fatto che anche gli adulti con livelli di istruzione più bassi o in condizioni di vulnerabilità possano partecipare a percorsi flessibili ed economicamente accessibili. L’Unione Europea finanzia piattaforme dedicate per raccogliere esperienze e testimonianze. Una di queste è EPALE, che viene alimentata da una community di professionisti che si occupano di educazione degli adulti.
Epale patrocina il progetto della nostra Summer School Amministratori, ritenendola una buona pratica di educazione informale, quindi anche sostenibile e, possiamo dirlo dopo tanti anni, gradevole per l’estate!
Fra i nostri relatori 2026 partecipa Federica Re, docente e ambasciatrice Erasmus+ che metterà in atto un episodio di hackathon, cioè una maratona di progettazione e problem-solving collaborativo. L’esperienza dura in genere 24-48 ore, ma nel nostro caso faremo solo delle prove da replicare e approfondire successivamente.
Innanzitutto chiediamo alla prof.ssa Federica Re, che cosa significa avere un incarico da ambasciatrice Erasmus+.
- Essere un’Ambasciatrice Erasmus+ nell’ambito dell’educazione degli adulti significa agire come un ponte umano e istituzionale tra le grandi visioni politiche dell’Unione Europea e i bisogni concreti delle comunità locali. Il mio ruolo non è semplicemente burocratico o promozionale. Significa camminare sul territorio, nelle aule del mio CPIA di Udine, così come nei comuni e nelle biblioteche, per dimostrare che l’Europa non è un’entità distante che emana direttive, ma un moltiplicatore di opportunità. Come Ambasciatrice mi impegno a diffondere le priorità europee: la transizione digitale inclusiva, la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale. Il mio compito è stimolare il lifelong learning, supportare i colleghi nella progettazione internazionale e attivare i cittadini affinché diventino custodi consapevoli di una comunità democratica.
(Domanda) Perché parlare del metodo ‘hackathon’? Possiamo avere un’anteprima su come viene usato e con quali obiettivi? Nel nostro caso viene applicato ad adulti, nel senso di persone maggiorenni, ma che non sono studenti in senso proprio.
- Nella mia esperienza, l’hackathon scardina la didattica frontale e l’approccio top-down che con gli adulti spesso fallisce. Viene usato come una maratona di co-progettazione intensiva: si prende un problema reale, si mettono insieme persone con background diversi, si fornisce loro un metodo di lavoro strutturato e si dà un tempo limitato per produrre una soluzione concreta. I suoi obiettivi principali sono l’attivazione delle competenze trasversali (soft skills), il problem-solving collaborativo e l’empowerment dei partecipanti. L’andragogia ci insegna che l’adulto impara se l’apprendimento è ancorato all’esperienza e a problemi reali per cui l’hackathon risponde perfettamente a questo bisogno. Nel nostro ambito è un “hackathon sociale e culturale”, diventando così uno strumento di cittadinanza attiva in cui l’adulto non è un utente passivo da formare ma un portatore di valori e di soluzioni per la propria comunità.
(Domanda) Quindi è una buona proposta anche per la nostra biblioteca, non solo per questa occasione. Possiamo considerarlo un metodo replicabile anche successivamente per i nostri vari gruppi di lavoro.
- Ho proposto l’hackathon per la Biblioteca di Treviolo, perché oggi le biblioteche non sono più solo templi del silenzio e della conservazione dei libri, ma infrastrutture sociali fluide. Sono i nuovi presidi del welfare culturale. Per rigenerare una biblioteca e creare il suo “dream team”, l’amministrazione ha bisogno di ascoltare e ingaggiare la cittadinanza. Come già accade per determinati eventi, la biblioteca oggi diventa un catalizzatore di relazioni, scambi di competenze intergenerazionali e apprendimento non formale rispondendo esattamente agli obiettivi Epale di inclusione e coesione sociale. Ecco, a me piacerebbe pensare sempre più alla biblioteca come un hub relazionale, un luogo in cui ci si connette per tutta la vita, non solo a internet ma alle persone: insomma un lifelong connecting!
(Domanda) Ci potresti raccontare un aneddoto il cui insegnamento ti accompagna ancora? Quando si ediuca, in realtà si è anche educati di ritorno. C’è sempre un rapporto di reciprocità.
- La mia scelta di dedicarmi all’Italiano L2 presso il CPIA e alla militanza in Epale ed Erasmus+ nasce dalla profonda convinzione che la lingua e l’istruzione in età adulta siano i più potenti strumenti di emancipazione e democrazia. Un aneddoto che porto sempre nel cuore, e che per me rappresenta il nucleo profondo dei valori europei, risale a poco tempo fa. In una delle mie classi di Italiano L2, avevo un ragazzo afghano, fuggito da Kabul, molto timido e inizialmente isolato, e un uomo ucraino, arrivato in Italia con il peso della guerra sulle spalle. All’inizio del corso, la comunicazione tra loro era ridotta a sguardi diffidenti, frammentati da traumi culturali diversi. Durante un laboratorio di scrittura creativa, basato sulla condivisione di storie attraverso immagini (un micro-esercizio di co-progettazione, antenato dell’hackathon), si sono trovati nello stesso gruppo. Non avevano una lingua comune fluida, ma avevano lo stesso compito: progettare una “mappa di accoglienza” della città per chi arrivava dopo di loro. Li ho visti aiutarsi, uno cercava la parola in italiano sullo smartphone, l’altro la scriveva per entrambi. In quel momento ho visto realizzarsi l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea: il rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza e dei diritti umani. Il disvalore europeo è l’indifferenza, la burocrazia fredda che alza muri; il valore europeo è quel tavolo del CPIA, dove la vulnerabilità condivisa si è trasformata in cittadinanza attiva e solidarietà. Ecco perché credo nell’apprendimento permanente e nelle connessioni a lungo termine: perché c’è sempre tempo per imparare a essere comunità.
Nel frattempo suggeriamo di consultare la piattaforma EPALE https://epale.ec.europa.eu/it oltre che un paio di letture da testi scritti da altre due ambasciatrici Erasmus+ , presenti nel catalogo delle nostre biblioteche:
- Casa Erasmus : diario dalle città d’Europa di Giusy Rossi, [Italia] : Betti, 2023, 209 p.
- Il meraviglioso mondo di Erasmo: progetta la tua formazione all’estero con il Programma Erasmus+ di Valentina Cassarà. [S.l. : s.n., 2021], 76 p.
A cura di Viviana Vitari, responsabile del Settore ‘Qualità della vita, biblioteca, cultura, istruzione’ del Comune di Treviolo (BG)
