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Anteprima: un’intervista ad Andrea Messa

Ci sentiamo dopo perché sto caricando l’erba per le pecore da portare a 1000 metri”. Una risposta oltremodo curiosa se non si sapesse che dall’altro capo del telefono c’è un uomo che ama gli affondi nella natura e con una grande passione per la montagna: Andrea Messa.  Laureatosi a Caracas in “Administracion Empresas, mencion Organisacion Metodos”, poliglotta, già dirigente per una multinazionale, è divulgatore scientifico per la biodiversità in campo agri-silvi-pastorale di montagna. E’ il fondatore dell’associazione culturale “Grani Asta del Serio” a Nasolino (Oltressenda Alta, Bergamo) per occuparsi di cereali, caseificazione e maidicoltura. Sempre per passione collabora con dipartimenti di agronomia e  biblioteche. Già ospite della “Transumanza letteraria della bergamasca” con Maria di Pietro, diventerà anche nostro speciale interlocutore per la mattina del 3 settembre 2023 con un workshop decisamente particolare in giardino: tratterà le tecniche di caseificazione facendo uso di quella capacità divulgativa che caratterizza le sue lezioni anche per l’Università.

A questo uomo di cultura e coltura poniamo alcune domande prima di incontrarlo di persona.

[Domanda] Questo è l’anno europeo delle competenze, si parla sia di quelle tecniche che di quelle per la qualità della vita. Che cosa ritiene sia oggi più rilevante?

[A.Messa] La multi-competenza è oggi essenziale, sia tecnica che di vita. Da una parte occorre maturare un profilo professionale dominante su cui impostare l’asse maggiore della propria “professione o mestiere” e da cui derivare il necessario sostentamento economico. Dall’altra parte occorre un insieme di competenze secondarie per formare una sorta di “profilo globale” con forma “a catcus”. Nella vita consiglierei competenze che pongono al primo posto la condivisione e la curiosità: terreni fertili sui cui cresce una forma mentis aperta all’integrazione con altre culture e agli stimoli della natura, di cui noi non siamo che una piccola e secondaria espressione.

[Domanda] Quali sono gli interessi che riesce a far emergere nei giovani che la contattano per l’associazione?

[A.Messa] “Dal sapere al saper fare” deve essere il primo frutto di tutte le opportunità didattiche (biblioteche, scuole, dibattiti, convegni, formazione, ricerche). Un secondo interesse consiste nel tradurre in “opere concrete” la propria manualità mentale e fisica, oltre a imparare a sviluppare e capitalizzare le potenzialità relazionali con chi ci sta intorno. Bisogna essere sempre pronti a ogni opportunità, per imparare. 

[Domanda] Di che cosa è maestra la natura, con cui ha scelto di stare in contatto?

[A.Messa] Niente è immutato e immutabile, tutto è sempre in evoluzione (mi ritengo per educazione e cultura un “darwiniano” convinto) secondo precise regole, spesso sconosciute, ma da cui non si può prescindere e che includono il cambiamento e l’adattamento continuo.  Uno dei miei motti preferiti è “distinguersi per non estinguersi”.

[Domanda] Che cosa ha imparato invece dal mondo industriale in cui ha lavorato per 40 anni?

[A.Messa] È fondamentale avere “metodo” : tutto è più facile se sognato, immaginato, progettato, pianificato, realizzato. L’importante è fare, ma altrettanto importante è comunicare, saper far sapere ciò che si fa.

[Domanda] Ritornare da Caracas in Italia: quale tipo di adattamento è stato necessario?

[A.Messa]  Sono passati quasi quarant’anni. La maggiore difficoltà e stata quella di dover rientrare nei ranghi consolidati di una società dura ad accettare il diverso. Vivere fuori allarga la visuale, toglie briglie e paraocchi. Caracas, Venezuela, America Latina, Sati Uniti, Canada:  crogioli di culture, etnie, lingue, costumi che in qualche modo ti restano addosso e ti cambiano. Ho nostalgie? Non credo. Ho mantenuto tutti questi contatti internazionali come un tesoro prezioso, l’ho passato ai miei quattro figli. Appena tornati camminavamo per strada con amici che venivano in Italia a trovarci parlando lingue straniere. Avevano spesso tratti somatici non europei e la gente si girava a guardarci. Ancora oggi in casa quando vecchi amici vengono dall’estero a trovarci si parlano quattro lingue a seconda del bisogno.

Ad Andrea Messa ho chiesto un’ultima dichiarazione sui suoi scrittori preferiti. Mi ha dato una lunga lista “a cactus”, per usare una sua espressione.  Ve ne cito solo uno, Gavino Ledda. In uno dei suoi vari messaggi improvvisi, infatti,  me ne era arrivato uno in cui raccontava di aver appena terminato una conversazione al telefono proprio con lui da Siligo. Si erano scambiati – e non era la prima volta –  ricordi di “servi e pastori” in due luoghi così distanti fra loro, ma molto simili nella vita agreste. La Natura è sempre capace di stupire. E aiuta a coltivare grandi amicizie.

 

[A cura di Viviana Vitari, biblioteca di Treviolo]
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